<<Senza saperlo, l’uomo delle caverne che disegnò il contorno della propria mano aperta era un platonico ante litteram: aveva scoperto un mezzo di rappresentazione del reale che permetteva di richiamarlo in ogni momento. L’immagine coincideva con il contorno del modello, sorta grazie al contatto diretto sulla superficie. Quest’immagine, invisibile finchè il modello aderiva alla superficie, si svelava solo quando veniva rimosso. Solo allora acquisiva senso: come una fotografia, rivelava per contrasto l’originaria presenza del modello che, sparendo, trasmetteva il ricordo della propria immagine.>>

P.Azara, L’occhio e l’ombra., Sguardi sul ritratto in Occidente, Bruno Mondadori, Milano, 2005. cit. p.46.

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